21 maggio 2026 · fiscalita · standard

Deducibilità del fondo pensione: il nuovo limite di 5.300 € (dal 2026)

La deduzione fiscale dei contributi al fondo pensione: il nuovo limite di 5.300 €/anno (Legge di Bilancio 2026), quanto risparmi in base all'aliquota IRPEF e le regole.

Versare in un fondo pensione è uno dei pochi modi, in Italia, per abbassare legalmente quanto paghi di IRPEF mentre ti costruisci una rendita complementare. Il meccanismo è semplice: i contributi che versi sono deducibili dal reddito fino a 5.300 € l’anno — un tetto aggiornato dalla Legge di Bilancio 2026 (prima erano 5.164,57 €, fermi dal 2007). Attenzione a cosa significa “deducibile”: non vuol dire che ti rimborsano 5.300 €, ma che quella cifra esce dal reddito su cui calcoli le imposte. Il risparmio reale dipende dalla tua aliquota.

Vediamo quanto vale davvero e quali sono le regole da non sbagliare.

Quanto puoi dedurre, e da dove arriva il limite

Il tetto è salito a 5.300 € l’anno con la Legge di Bilancio 2026; in precedenza era 5.164,57 €, fissato dall’art. 8, comma 4, del D.Lgs. 252/2005 e rimasto invariato dal 2007. Vale per i versamenti a tutte le forme iscritte all’albo COVIP: fondi pensione negoziali (quelli di categoria), fondi pensione aperti e PIP (piani individuali pensionistici) conformi.

Dentro quel tetto rientrano sia i tuoi versamenti sia gli eventuali contributi del datore di lavoro. Un punto che sfugge spesso: il TFR che destini al fondo non entra nel limite e non è deducibile — segue una sua disciplina, quindi non “consuma” i tuoi 5.300 €.

Quanto risparmi davvero

Qui sta il punto che molti articoli sbagliano. La deduzione abbassa il reddito imponibile, non l’imposta. Il risparmio quindi è:

quota dedotta × la tua aliquota marginale IRPEF

A titolo di esempio: con un’aliquota marginale del 35%, dedurre l’intero plafond di 5.300 € vale circa 1.855 € di IRPEF risparmiata nell’anno; con un’aliquota marginale del 43% lo stesso versamento ne vale circa 2.279. Gli scaglioni e le aliquote IRPEF cambiano nel tempo: prima di fare il conto, verifica quelli vigenti per l’anno in corso.

Tradotto: più è alta la tua aliquota marginale, più la deduzione rende. Per chi è nel pieno della carriera — la fascia che più spesso si chiede quanto versare per coprire il divario con la pensione pubblica futura — è una delle leve fiscali più efficaci a disposizione.

Le regole da rispettare

Due cose contano davvero, e sono più semplici di quanto sembri:

  • Quando versi. Vale il criterio di cassa: sono deducibili i contributi versati entro il 31 dicembre dell’anno d’imposta. Un bonifico fatto il 2 gennaio cade nell’anno successivo. Se a fine anno hai ancora margine sotto i 5.300 €, un versamento aggiuntivo entro il 31/12 è il modo più diretto per non sprecarlo.
  • Dove versi. La forma pensionistica deve essere iscritta all’albo tenuto dalla COVIP. Fondo negoziale, fondo aperto o PIP conforme vanno bene allo stesso modo: il limite di deducibilità è identico a prescindere dallo strumento. Non esistono fondi “con una percentuale di deduzione più alta” — è la stessa regola per tutti.

Due casi particolari

  • Lavoratori di prima occupazione (chi ha iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 2007): nei vent’anni successivi al quinto anno di partecipazione possono dedurre un importo aggiuntivo oltre il tetto ordinario, recuperando la parte di plafond non sfruttata nei primi cinque anni (art. 8, comma 6, D.Lgs. 252/2005). L’importo massimo aggiuntivo è legato al tetto ordinario: verifica il valore vigente.
  • Familiari fiscalmente a carico: se versi a un fondo intestato a un familiare a carico, puoi dedurre tu la parte che lui non riesce a dedurre dal proprio reddito.

Il rovescio della medaglia: la tassazione in uscita

La deducibilità non è denaro regalato: è imposta differita, e in buona parte ridotta. Quando incasserai la prestazione (in rendita o capitale), la quota corrispondente ai contributi che hai dedotto viene tassata, ma con un’aliquota agevolata — una ritenuta del 15%, che scende dello 0,30% per ogni anno di partecipazione oltre il quindicesimo, fino a un minimo del 9% (art. 11, comma 6, D.Lgs. 252/2005). Più a lungo resti nel fondo, meno paghi all’uscita.

Per chi ha un’aliquota IRPEF da lavoratore più alta del 9–15% che pagherà sulla prestazione — cioè la maggioranza — il saldo netto resta a favore. Ma è onesto saperlo prima: stai spostando e abbattendo un’imposta, non eliminandola.

In sintesi

  • Deduci fino a 5.300 €/anno (Legge di Bilancio 2026; prima 5.164,57 € fino al 2025).
  • Risparmio = quota dedotta × la tua aliquota marginale IRPEF.
  • Versa entro il 31 dicembre; il TFR conferito non rientra nel limite.
  • In uscita paghi una ritenuta agevolata tra il 9% e il 15% sulla parte dedotta.

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Fonti

  • Legge di Bilancio 2026 — nuovo limite di deducibilità dei contributi a previdenza complementare (5.300 €/anno dal 2026)
  • D.Lgs. 5 dicembre 2005, n. 252, artt. 8 e 11 (disciplina della previdenza complementare; limite previgente 5.164,57 €)
  • TUIR (D.P.R. 917/1986), art. 10, comma 1, lett. e-bis) (deduzione dei contributi)
  • COVIP — Commissione di vigilanza sui fondi pensione (albo delle forme pensionistiche e dati di adesione)
  • Agenzia delle Entrate — istruzioni sulla deduzione dei contributi a previdenza complementare

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