30 ottobre 2026 · portfolio_monitoring · standard

Rendimento con più broker: perché le percentuali non si sommano

Con più broker il rendimento non è la somma delle percentuali dei conti. Pesi, versamenti, TWR, XIRR e contributo di ogni conto, con esempi numerici.

Perché il rendimento del portafoglio non è la somma delle percentuali dei conti?

I guadagni in euro dei tuoi conti si sommano, i rendimenti percentuali no. Ogni percentuale è riferita a un capitale diverso, quindi il rendimento del portafoglio è una media dei rendimenti dei conti pesata per il capitale con cui ciascun conto è partito.

Un esempio con due conti e nessun movimento di cassa durante l’anno. Il conto A parte da 20.000 € e arriva a 24.000 € (+20%). Il conto B parte da 80.000 € e arriva a 84.000 € (+5%). Il portafoglio passa da 100.000 € a 108.000 €, cioè +8%. Questi sono i quattro calcoli più comuni:

MetodoRisultatoCorretto?
Somma delle percentuali (20% + 5%)25%No
Media semplice dei due conti12,5%No
Media pesata per il valore iniziale (20% × 20% + 80% × 5%)8,0%Sì
Media pesata per il valore finale (22,2% × 20% + 77,8% × 5%)8,3%No

Il conto A è piccolo e ha reso molto, il conto B è grande e ha reso poco: il peso decide il risultato. I pesi giusti sono quelli di inizio periodo, perché il rendimento di un conto è maturato sul capitale che c’era all’inizio. Pesare per il valore finale premia i conti cresciuti di più e sovrastima il risultato.

Con un portafoglio fermo questo calcolo basta. Se versi o prelevi, e con un PAC (piano di accumulo del capitale) versi ogni mese, il calcolo cambia.

Come si calcola il rendimento quando versi o prelevi durante l’anno?

Esistono due misure, e rispondono a due domande diverse: il rendimento ponderato per il tempo (time-weighted return, TWR) e quello ponderato per il denaro (money-weighted return, MWR).

Il TWR misura quanto ha reso il portafoglio a prescindere da quando hai messo o tolto denaro. Si divide il periodo in tratti, delimitati da ogni movimento di cassa, si calcola il rendimento di ogni tratto e si compongono: (1 + r1) × (1 + r2) × … − 1.

Il MWR misura quanto ha reso il tuo denaro, tenendo conto di quando l’hai investito. È il tasso annuo che rende i flussi di cassa datati equivalenti al valore finale del portafoglio. In Excel e in Fogli Google lo calcoli con la funzione XIRR (nelle versioni italiane di Excel si chiama TIR.X).

Un caso concreto. Il 1° gennaio hai 100.000 €. Nel primo semestre il portafoglio rende +10% e arriva a 110.000 €. Il 30 giugno versi altri 100.000 €, quindi riparti con 210.000 €. Nel secondo semestre il portafoglio perde il 5% e il 31 dicembre vale 199.500 €.

MisuraCome si ottieneRisultato
Guadagno in euro199.500 € − 100.000 € − 100.000 €−500 €
TWR1,10 × 0,95 − 1+4,5%
MWR (XIRR)−100.000 € (1° gen), −100.000 € (30 giu), +199.500 € (31 dic)circa −0,3%

Il portafoglio ha reso +4,5%, ma tu hai perso 500 € su 200.000 € versati, perché metà del capitale è entrata poco prima del calo. Nessuna delle due misure è sbagliata: raccontano due cose diverse.

Quale rendimento devi guardare, TWR o MWR?

Dipende dalla domanda a cui vuoi rispondere. Il TWR serve a valutare le scelte di investimento e a confrontare il portafoglio con un indice di riferimento (benchmark), perché elimina l’effetto dei tuoi versamenti. Il MWR serve a capire che cosa è successo davvero al tuo patrimonio, ed è più vicino all’esperienza di chi investe con versamenti periodici.

Per rispondere a «come stanno andando i miei investimenti?» il MWR è di solito il numero più onesto. Per confrontarti con un indice usa il TWR. Senza flussi i due numeri coincidono; più i movimenti sono grandi rispetto al capitale, più si allontanano.

Per calcolare l’XIRR ti serve un foglio con due colonne: le date e gli importi. I versamenti hanno il segno meno, i prelievi il segno più. L’ultima riga contiene il valore di mercato finale del portafoglio, con il segno più.

Come si calcola il rendimento di tutti i conti insieme?

Aggrega prima i valori e i flussi di tutti i conti, poi calcola il rendimento sul portafoglio intero. Calcolare il rendimento di ogni conto e poi farne la media è il percorso che produce più errori.

  1. Fissa un periodo e una data di valutazione uguali per tutti i conti, per esempio dal 1° gennaio al 31 dicembre.
  2. Registra solo i flussi esterni: i bonifici dal tuo conto corrente verso i broker e viceversa. Il trasferimento da un broker a un altro non è né un versamento né un prelievo: per il portafoglio intero non cambia nulla. Se lo conti come flusso, falsi sia il TWR sia il MWR.
  3. Converti tutto in euro alla data di ogni valutazione. Un ETF quotato in dollari ha un rendimento in euro che dipende anche dal cambio euro/dollaro: lo vedi nell’articolo su ETF in dollari e rischio di cambio.
  4. Includi dividendi, cedole e liquidità. Un dividendo incassato e lasciato sul conto fa parte del rendimento: se lo escludi, lo sottostimi.
  5. Somma i valori dei conti a ogni data e i flussi esterni di ogni data, poi applica TWR o XIRR alla serie aggregata.

Per tenere sotto controllo i conti con regolarità c’è la guida pratica al monitoraggio del portafoglio.

Quanto ha contribuito ogni conto al rendimento totale?

Il contributo di un conto è la parte del rendimento del portafoglio che nasce da quel conto. È una forma semplice di performance attribution (attribuzione della performance). Senza movimenti di cassa è il peso iniziale del conto moltiplicato per il suo rendimento. Con i movimenti è il guadagno in euro del conto diviso per il capitale medio investito nel portafoglio.

Con i dati del primo esempio:

ContoPeso inizialeRendimentoContributo
A20%+20%+4,0 punti
B80%+5%+4,0 punti
Portafoglio100%+8%+8,0 punti

Il conto A pesa un quinto del portafoglio ma contribuisce quanto il conto B, perché ha reso quattro volte di più. In euro i due conti hanno guadagnato lo stesso importo: 4.000 € ciascuno.

Con i versamenti il capitale medio tiene conto di quanto a lungo ogni euro è rimasto investito. Nel caso del versamento di giugno è 100.000 € + 100.000 € × 0,5 = 150.000 €, perché il secondo versamento è rimasto investito per metà anno. Se il conto A ha guadagnato 1.200 € e il conto B ne ha persi 1.700 €, i contributi sono +0,80 e −1,13 punti. Sommati danno −0,33%, che è il rendimento del portafoglio con il metodo Modified Dietz, un’approssimazione del MWR che non richiede le date di ogni singolo flusso.

L’attribuzione completa usata dai professionisti fa un passo in più: scompone la differenza rispetto a un indice in effetto di allocazione e in effetto di selezione (modello di Brinson). Per un portafoglio personale distribuito su più broker, il contributo per conto basta già a capire da dove nasce il risultato.

Il rendimento va calcolato al lordo o al netto delle imposte?

Il confronto tra conti è più affidabile al lordo, con lo stesso criterio su tutti i conti. Le imposte si sottraggono in un secondo passaggio. Il valore che leggi sul conto include plusvalenze non ancora tassate, e le imposte arrivano in momenti diversi a seconda del regime.

Nel regime amministrato è il broker a trattenere l’imposta sostitutiva quando vendi. Nel regime dichiarativo la paghi tu con la dichiarazione dei redditi e il conto non ne mostra traccia. Due conti con la stessa performance lorda possono quindi sembrare diversi solo per effetto del regime: la differenza è spiegata nell’articolo su regime dichiarativo e amministrato.

L’aliquota è il 26% (art. 3 D.L. 66/2014) e la norma dipende dalla categoria del reddito. Le plusvalenze su azioni e obbligazioni sono redditi diversi (art. 5 D.Lgs. 461/1997, art. 6 se il broker è in regime amministrato). I proventi di ETF e fondi armonizzati sono redditi di capitale (art. 44 c. 1 lett. g TUIR; aliquota ex art. 3 c. 12 D.L. 66/2014): le istruzioni di Redditi PF 2026, fascicolo 2 li collocano nel quadro RM, rigo RM31, quando il broker non applica la ritenuta. I guadagni su ETF non si compensano con le minusvalenze. Le perdite realizzate vendendo un ETF sono invece redditi diversi e compensano le plusvalenze su azioni, obbligazioni e titoli di Stato nell’anno e nei quattro successivi (art. 68 c. 5 TUIR).

I costi, a differenza delle imposte sui guadagni, pesano anno dopo anno e vanno sottratti dal rendimento. L’IVAFE è lo 0,2% annuo sul valore di mercato delle attività finanziarie detenute all’estero, cioè presso un intermediario estero (art. 19 D.L. 201/2011). Presso un intermediario italiano si paga invece l’imposta di bollo, sempre dello 0,2% annuo (art. 13, comma 2-ter, Tariffa allegata al D.P.R. 642/1972). Per i conti correnti e i libretti di risparmio esteri l’IVAFE è un importo fisso di 34,20 € l’anno, se la giacenza media annua supera 5.000 € (art. 19 c. 18-20 D.L. 201/2011). Come si calcola con più broker lo trovi nell’articolo su IVAFE e giorni di possesso.

Su 100.000 € custoditi presso un broker estero l’IVAFE è 200 € l’anno, cioè 0,2 punti percentuali di rendimento in meno. Con un rendimento lordo del 5%, quei 0,2 punti ne sono il 4%.

Come usare questo rendimento in una simulazione della pensione?

Confronta numeri costruiti con lo stesso criterio. Se la tua simulazione assume un rendimento annuo al netto di costi e imposte, il dato da affiancarle è il MWR del portafoglio intero al netto di IVAFE o bollo, costi e imposte, non la percentuale del conto che è andato meglio.

Un rendimento passato non è una stima di quello futuro. Calcolato in modo corretto serve a verificare le ipotesi della simulazione, non a sostituirle.


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